AVVOCATO STABILITO: REQUISITI PROFESSIONALI

 

La Direttiva Europea 98/5/CE, recepita in Italia dal D.lgs. 2 febbraio 2001 n. 96, consente   di svolgere stabilmente l’attività forense in ogni Stato membro dell’Unione Europea, agli avvocati che hanno conseguito il titolo professionale di avvocato in un qualsiasi Stato dell’Unione Europea. Si è così creata, all’interno dell’Unione Europea, la figura professionale dell’Avvocato Stabilito, ovvero l’avvocato di uno Stato membro che decide di esercitare la propria professione in un ulteriore e diverso Paese, rispetto al Paese in cui ottenne l’abilitazione forense.

Nel corso degli anni,si sono susseguite numerose sentenze della Corte di Giustizia Europea, tra le quali ricordiamo la sentenza Cavallera C-311/06, la sentenza Koller C-118/09, la sentenza Torresi cause unificate C-58/13, C-59/13, nonché della Corte di Cassazione italiana, sentenza n. 28340/11 e n. 4252/16, alle quali possiamo aggiungere l’importante Parere del Consiglio Nazionale Forense (CNF) n. 17/2009 e la delibera dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) del 23 Aprile 2013.

Le normative nazionali ed europee, nonché la giurisprudenza sia nazionale che europea, unita agli importanti pronunciamenti del CNF e dell’AGCM, hanno così delineato in modo chiaro e preciso i requisiti, le competenze, e le modalità d’esercizio della professione forense, da parte degli avvocati stabiliti.

In particolare, si è assistito ad un’evoluzione dottrinale sempre più favorevole agli avvocati stabiliti. I più antichi pronunciamenti della Corte di Giustizia Europea, sentenza Cavallera C-311/06, e sentenza Koller C-118/09 nonché il Parere del Consiglio Nazionale Forense (CNF) n. 17/2009 erano incentrati ad ostacolare il cosiddetto “abuso di diritto”, ossia evitare che gli avvocati stabiliti possedessero una qualificazione professionale solo formale e non effettiva.

Successivamente, alla luce di una più attenta analisi del principio della libera circolazione delle persone, vero caposaldo dell’Unione Europea, le successive pronunce hanno voluto facilitare la facoltà, per un avvocato iscritto ad un ordine professionale di un Paese membro dell’Unione Europea, di stabilirsi ed esercitare la professione forense in un diverso Paese, purché membro dell’Unione Europea.

La sentenza Torresi della Corte di Giustizia Europea, la delibera AGCM del 23 Aprile 2013, nonché le sentenze della Corte di Cassazione italiana n. 28340/11 e n. 4252/16, hanno statuito, precisato ed infine corroborato il principio secondo cui:

“L’unico requisito da parte di un avvocato comunitario che voglia esercitare in Italia in modo permanente la professione di avvocato, iscrivendosi all’apposita sezione dell’Albo Forense costituita per gli Avvocati Stabiliti, consiste nell’essere iscritto presso la competente organizzazione professionale dello Stato membro di origine”.

La DLG Academy, grazie al suo team di avvocati, ha elaborato una guida dedicata agli avvocati stabiliti in Italia, in cui vengono indicati i requisiti, le caratteristiche professionali ele modalità d’esercizio della professione forense.

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NORMATIVA

GIURISPRUDENZA CORTE DI CASSAZIONE ITALIANA

PARERI E DELIBERE DELLE AUTORITÀ INDIPENDENTI O ISTITUZIONE ITALIANE